Dolo Sport n.6 del 8 dicembre 2002 - (a.o.) Ci
risiamo. Il tragico, spaventoso e ripugnante evento di cronaca nera
che ha inorridito i nostri vicini di Fiesso d'Artico e con loro, tutti
i cittadini della Riviera del Brenta, ha innescato il solito processo
basato sul nulla e le solite analisi fondate sul niente. La questione,
probabilmente, potrebbe passare sotto traccia, considerate le scelte
editoriali del nostro Dolo Sport: un bisettimanale di tipo sportivo
non dovrebbe parlare di sicurezza, della necessità di una mobilitazione
totale delle forze chiamate alla tutela dell'ordine pubblico, della
crescente richiesta di sicurezza, legalità, ordine e protezione
che proviene dai cittadini della Riviera. Il classico cortocircuito
tra giustificate emozioni e legittime aspirazioni della cittadinanza,
unite al bisogno di sangue e morte dei giornali e delle televisioni,
tuttavia, ha trasformato un fatto, pur tragico, in un'occasione per
calare la Riviera del Brenta nel fango e nella calunnia, come da anni
non accadeva.
I fatti non sono stati "gonfiati", per usare un termine tipico
del giornalismo: quanto capitato a Fiesso d'Artico è stato orribile
ed ignobile al punto che anche Dolo Sport, periodico specializzato di
settore, sente il bisogno di unirsi al cordoglio generale che ha abbracciato
la famiglia colpita dal brutale e bestiale gesto, meritevole di una
pena biblica, senza dubbi o pietistici tentennamenti.
I fatti, però, sono stati abilmente manipolati, malmenati e distorti
dai soliti (tele)giornalisti imbelli ed ignoranti, i quali, al solo
scopo di suscitare interesse, sorpresa, brivido, orrore e raccapriccio,
hanno rimestato nella memoria, pescando e mescolando gli ingredienti
più succulenti e truculenti, per impastare il solito, anacronistico,
polpettone fatto di Riviera del Brenta, malavita e mafia. Non si può
negare che lo scopo sia stato raggiunto. Volevano far scorrere un brivido
lungo il filo della schiena al lettore ed al telespettatore e ci sono
riusciti. Poco importa se dai giornali e dai televisori uscirà
un'immagine distorta della nostra realtà, che si trasformerà
in un danno incommensurabile per tutti e per ciascuno di noi.
Quando studiavo a Padova, la mala del Brenta era ormai tramontata, ma
l'efficacia delle sue azioni passate era stata talmente forte e l'eco
ottenuta dai mezzi d'informazione talmente ampia che noi, "innocui"
studentelli da Dolo e dalle zone limitrofe, venivamo identificati come
potenziali soci della Banda, per il solo fatto della nostra provenienza
geografica. Se ci capitava di alzare la voce per sostenere anche con
la ruvidità della forza, non solo con il miele della persuasione,
il valore delle nostre idee, subito gli altri intonavano il coro: "Eh,
voi della Riviera del Brenta " e con questo, ritenevano di
aver detto tutto ciò che era necessario per descrivere l'origine
della nostra vis.
Quando studiavo a Parma, sulla mala del Brenta era già calato
il sipario: al massimo, si narravano sparuti ricordi, alcuni episodi
eclatanti e si commentavano i numerosi pentimenti. A Parma, convergono,
grazie ai rapidi collegamenti ferroviari, molti studenti Lombardi, Piemontesi
e Liguri: i Veneti, pur numerosi, sono pur sempre merce rara. Lì
conobbi una simpatica compagnia di milanesi, gaudenti, guasconi ed un
po' faceti, apparentemente ignari dell'esistenza dei problemi che attanagliano
il mondo. Eppure, al solo nominare la Riviera del Brenta ("La Riviera
del Brenta? Vicino a Venezia? Ma sì, è quella della Banda "),
i lombardi sgranavano il rosario dei soliti cognomi consegnati alla
storia e dei soliti episodi di un passato che credevo scolpito nella
sola memoria regionale, non in quella Nazionale. "Eh, voi della
Riviera del Brenta ".
Oggi, motivi di lavoro mi portano spesso ai confini tra il Veneto ed
il Friuli. La gente non è molto espansiva, non si perde in chiacchiere,
è abituata alla fatica e, a modo loro, anche ai forestieri, ai
quali fanno pochissime domande ed ancor meno confidenze, purché
lavorino sodo. Naturalmente, quando mi sono presentato ed ho detto chi
sono e da dove vengo: " da Dolo, in Riviera del Brenta",
avrei voluto aggiungere: la Riviera del Brenta, quella delle ville palladiane,
degli imprenditori, di una storia che affonda nei secoli grazie a Venezia
e a Padova, ma prima di tutto, anche dagli acerbi friulani è
saltato fuori, sottovoce, ma è saltato fuori, il solito "Eh,
voi della Riviera del Brenta ", con quelle facce, quegli occhi
socchiusi ed un po' obliqui, ormai a me ben noti, di chi, interiormente,
ha già emesso la sua personale sentenza e non ti ha assolto.
Finalmente, quest'estate, la svolta. Oggi, Arino, Dolo e la Riviera
del Brenta possono godere di un privilegio che ad altri italiani è
negato: il movimento sportivo della nostra zona si è evoluto
prima dei pregiudizi nei nostri vicini regionali, è cresciuto
ed ha conquistato traguardi oltre i confini della Nazione. Testata d'angolo
della nuova, solida costruzione che riscatterà la fama della
Riviera è Manuela Levorato, un fenomeno fisico e caratteriale
dell'atletica che il mondo intero invidia all'Italia. Dopo le medaglie
europee conquistate dagli atleti dolesi nel nuoto e nell'atletica, perfino
i taciturni friulani hanno iniziato ad identificare Dolo e la Riviera
con cognomi nuovi e con eventi fausti e gioiosi. Finalmente, dopo le
straordinarie prestazioni di Manuela, mi sento liberato, come dolese,
da un pregiudizio che, in passato, era assai antipatico da sopportare!
"Dolo Sport" ha incontrato Manuela
Levorato, atleta dolese (o meglio, Arinese, come Manuela ama sottolineare)
per antonomasia ed il nostro Direttore ne ha raccolto le battute, riportate
in questo numero speciale del nostro periodico. In questa sede, vorremmo
esprimere il desiderio che Dolo Sport e le interviste ai nostri atleti
costituiscano lo spunto per un'analisi nuova e diversa della Riviera,
che non è la sede di ogni male, ma il luogo da cui si può
partire, come insegna l'esperienza di Manuela, per conquistare il mondo.
E questa non è una metafora, perché Manuela, grazie alla
sua abnegazione ed al suo spirito di sacrifico, ha VERAMENTE conquistato
il mondo. In questo modo, la prossima volta che i (tele)giornalisti
avranno la tentazione di ricoprirci di fango, sapremo come rispondere.
Campioni
Manuela,
simbolo sportivo dolese
L'atleta
di Arino concede al nostro giornale
un'intervista in esclusiva
Manuela
Levorato
nata il 16 marzo 1977
ad Arino di Dolo (VE)
misure: 1,80x65Kg
Dati
gentilmente forniti da Manuela Levorato e tratti da sito internet www.manuelalevorato.it
a cura di Lino Perini
Manuela
durante una seduta di allenamento con la promessa dell'atletica veneta
Marco Fattoretto
L'avevamo
rincorsa a lungo per tutta l'estate e finalmente siamo riusciti a raggiungerla. Naturalmente
si tratta di un eufemismo, perché non è certo facile raggiungere
una delle più veloci donne d'Europa! Allora diciamo che siamo riusciti
finalmente ad intervistarla, così da regalare un autentico diamante
alla già fornitissima galleria di personaggi che quest'anno ha
impreziosito le pagine di Dolo Sport. Ecco a voi Manuela Levorato, il
simbolo sportivo dolese, l'atleta che, con i suoi risultati, ha permesso
al nostro paese di essere conosciuto in tutta Italia. La
regina dello sport italiano si dimostra subito una ragazza dolcissima
e simpatica, disponibilissima e cordiale, ma anche professionale nel chiederci
di essere brevi, perché incombe l'allenamento e la rigida tabella
di marcia per avvicinare record e medaglie impone il rispetto dei tempi
fissati dal suo "vate" Mario Del Giudice. Proprio il suo allenatore
è stato il tramite che ci ha consentito di arrivare a lei e d'altronde
il loro rapporto è talmente intenso, sportivamente parlando, che
garantisce un'intesa profonda, un connubio indissolubile che è
alla base dei successi di Manuela. Lei stessa se n'è resa conto
quando aveva rotto il legame; è tornata indietro quando si è
accorta che senza il proprio maestro e lontana dall'ambiente dov'era cresciuta,
la possibilità di migliorarsi non esisteva.
Intervistiamo Manuela prima di una seduta d'allenamento nel campo sportivo
di Mira e subito viene spontaneo chiederle cosa ne pensa delle recenti
polemiche sorte per la mancata realizzazione della pista di atletica all'interno
del nuovo stadio di Dolo?
"Non vorrei entrare in discussioni che toccano l'ambito politico.
Magari fosse possibile realizzare la pista all'interno dello Stadio! Credo
che favorirebbe non solo me, ma anche la possibilità di uno sviluppo
dell'atletica a Dolo. Se c'è un progetto e si può fare,
perché non farlo? Altrimenti,
pazienza! A Mira sono ben accolta, sono stata trattata bene e mi sento
a mio agio: non avrei problemi a rimanerci anche se, ovviamente, sarebbe
bello allenarsi nel proprio paese".
Manuela è dolese dalla testa ai piedi e tutti la conoscono come
la ragazza di Dolo, anzi, di Arino, come lei sempre puntualizza e di questa
dolesità va fiera.
"Se si può parlare di Dolo positivamente, mi fa piacere, anche
perché sportivamente, finora, non era molto conosciuta. La zona
è famosa per le ville e per qualche manifestazione; se ora qualcuno
la ricorda anche per me, la cosa mi rende molto orgogliosa".
Ed il puntualizzare di essere di Arino, cosa significa?
"Significa dare il giusto risalto ad un piccolo paesino che, però,
mi ha dato tantissimo. Ho vissuto ad Arino per più di 20 anni e
conosco tutte le persone: non posso certo scordarmi di un posto dove sono
rimasta per così tanto tempo".
Chi segue Manuela vuole, comunque, conoscere quali sono i suoi obiettivi
immediati, in vista dei campionati mondiali indoor ed all'aperto di Parigi,
nel 2003: quali le speranze della nostra atleta?
"Una finale - afferma Manuela - non mi sembra impossibile."
In quale specialità?
"Penso nei 200 metri, anche perché, con il passare del tempo,
ritengo che la distanza più lunga sia quella più congeniale
alle mie caratteristiche".
Del Giudice ha fatto capire che lui si aspetta una medaglia ai mondiali;
l'impresa è fattibile?
"Mario ha sempre entusiasmo, ma è giusto che l'atleta rimanga
con i piedi per terra. Purtroppo conosco la forza delle mie avversarie
e so che la velocità è la specialità più competitiva
a livello mondiale, tanto più che, mente agli Europei vi erano
solo tre batterie, ai Mondiali le batterie diventano quattro".
A proposito di Europei, sono passati ormai dei mesi da quell'avventura:
cos'hai provato, vincendo le due medaglie di bronzo?
"E' stata un'iniezione di fiducia. E' una di quelle cose belle che
ti permettono di lavorare e di affrontare i successivi impegni con tantissimo
entusiasmo".
Il risultato ti ha ripagato delle amarezze delle Olimpiadi australiane?
"Sarà difficile dimenticare quanto ho passato alle Olimpiadi,
ma io sono fatalista e credo di avere già dato molto al destino ed ora sarò
ripagata. Lo scotto patito mi ha permesso di crescere e non sarei la Manuela
di adesso se non avessi superato la delusione delle Olimpiadi. Ora non
ci penso più."
Parliamo, parliamo, parliamo, ma non possiamo dimenticare che stiamo chiacchierando
con una delle atlete più forti al mondo e che vive fra noi, a Dolo.
Che effetto fa sentirsi circondata da tanto affetto nel luogo dove vivi
tutti i giorni? Comporta un aumento di responsabilità?
"No, non sento questo genere di responsabilità, ma sicuramente
fa un certo effetto vedere le persone che ti fermano e che ti salutano;
se vai a fare la spesa, le persone ti coccolano come se fossi la loro
figlia tante manifestazioni di simpatia mi hanno colpito. Ho saputo
che quando ho corso, ci sono state persone che mi hanno visto in televisione,
mi hanno seguito, gente che è stata sveglia per me e che ha manifestato
con tanto calore il suo affetto! E' stato bello venire a conoscenza di
tutto ciò!"
La notorietà ottenuta ha permesso a Manuela di apparire spesso
in televisione; sapendo quali sono i suoi ritmi di allenamento, ci chiediamo
se si tratti di impegni che il professor Del Giudice gradisce.
"Dipende dal periodo - osserva Manuela - perché, verso la
fine della stagione, mi servono per distrarmi un po' dal solito tran tran.
E' ovvio che non potrei farlo per tutto l'anno. In generale, si tratta
di esperienze divertenti e Mario si fida di me, anche perché gli
spostamenti sono più o meno concordati".
Un'atleta che punta ai massimi livelli quanto deve allenarsi per raggiungere
certi risultati?
"Tantissimo, ma non mi pesa, anche se ormai faccio atletica per lavoro.
Mi piace quello che faccio ed anche se sto mediamente 5 o 6 ore al giorno
in pista per sei giorni alla settimana, non sono stanca e non sono certo
le medaglie che mi spingono a farlo, ma la passione. Credo che non mi
peserebbero nemmeno 12 ore di allenamento, a questo punto!"
Una campionessa come Manuela riceve tantissime manifestazioni di simpatia
dai suoi fans: il suo sito (manuelalevorato.it) ha raggiunto la cifra
di 3.500 messaggi, durante le settimane immediatamente successive alle
medaglie europee. Anche in questo periodo, a Manuela giungono una trentina
di e-mail ogni settimana. Lei non riesce sempre a leggerle tutte, ma cerca
ugualmente di rispondere a tutti. Grazie alle interviste rilasciate, riesce
ugualmente a far contenti i suoi tifosi, nonostante i colleghi
giornalisti non si attengano sempre alle sue dichiarazioni. Quest'estate
è apparso un articolo nel quale si diceva che saresti apparsa in
un calendario
"Non l'ho mai detto, né pensato, però chi ha letto
l'articolo ci è rimasto male ed ho ricevuto tantissime telefonate
da parte di persone incredule: mi ha chiamato persino una suora".
Il tempo concessoci volge al termine. Mario Del Giudice, giustamente,
reclama l'atleta e non vogliamo abusare oltre della disponibilità
di entrambi; non possiamo, tuttavia, lasciarci senza ricordare a Manuela
che presto sarà Natale e dopo questo bel regalo costituito dalla
sua intervista in esclusiva a Dolo Sport, ci sentiamo di chiederle un
ultimo "cadeau" ai nostri lettori, i suoi auguri per le prossime
festività.
"Auguro a tutti gli abitanti di Dolo e della Riviera di passare un
sereno Natale. Io, in particolare, spero anche che faccia poco freddo,
per i miei allenamenti!!! Mi auguro, inoltre, che continuino a tifarmi
e ringrazio tutte le persone che mi hanno seguito".
Manuela ci saluta confidandoci che spera di continuare a gareggiare per
almeno altri dieci anni. Poi si lascia inghiottire dalla pista di atletica
e come una gazzella la vediamo scattare, incurante del forte vento che
soffia e curva i rami degli alberi, ma che non riesce a scalfire la sua
voglia di inseguire altri importanti allori internazionali.