Intervistando Manuela Levorato

Liberati dal Pregiudizio

Manuela LevoratoDolo Sport n.6 del 8 dicembre 2002 - (a.o.) Ci risiamo. Il tragico, spaventoso e ripugnante evento di cronaca nera che ha inorridito i nostri vicini di Fiesso d'Artico e con loro, tutti i cittadini della Riviera del Brenta, ha innescato il solito processo basato sul nulla e le solite analisi fondate sul niente. La questione, probabilmente, potrebbe passare sotto traccia, considerate le scelte editoriali del nostro Dolo Sport: un bisettimanale di tipo sportivo non dovrebbe parlare di sicurezza, della necessità di una mobilitazione totale delle forze chiamate alla tutela dell'ordine pubblico, della crescente richiesta di sicurezza, legalità, ordine e protezione che proviene dai cittadini della Riviera. Il classico cortocircuito tra giustificate emozioni e legittime aspirazioni della cittadinanza, unite al bisogno di sangue e morte dei giornali e delle televisioni, tuttavia, ha trasformato un fatto, pur tragico, in un'occasione per calare la Riviera del Brenta nel fango e nella calunnia, come da anni non accadeva.
I fatti non sono stati "gonfiati", per usare un termine tipico del giornalismo: quanto capitato a Fiesso d'Artico è stato orribile ed ignobile al punto che anche Dolo Sport, periodico specializzato di settore, sente il bisogno di unirsi al cordoglio generale che ha abbracciato la famiglia colpita dal brutale e bestiale gesto, meritevole di una pena biblica, senza dubbi o pietistici tentennamenti.
I fatti, però, sono stati abilmente manipolati, malmenati e distorti dai soliti (tele)giornalisti imbelli ed ignoranti, i quali, al solo scopo di suscitare interesse, sorpresa, brivido, orrore e raccapriccio, hanno rimestato nella memoria, pescando e mescolando gli ingredienti più succulenti e truculenti, per impastare il solito, anacronistico, polpettone fatto di Riviera del Brenta, malavita e mafia. Non si può negare che lo scopo sia stato raggiunto. Volevano far scorrere un brivido lungo il filo della schiena al lettore ed al telespettatore e ci sono riusciti. Poco importa se dai giornali e dai televisori uscirà un'immagine distorta della nostra realtà, che si trasformerà in un danno incommensurabile per tutti e per ciascuno di noi.
Quando studiavo a Padova, la mala del Brenta era ormai tramontata, ma l'efficacia delle sue azioni passate era stata talmente forte e l'eco ottenuta dai mezzi d'informazione talmente ampia che noi, "innocui" studentelli da Dolo e dalle zone limitrofe, venivamo identificati come potenziali soci della Banda, per il solo fatto della nostra provenienza geografica. Se ci capitava di alzare la voce per sostenere anche con la ruvidità della forza, non solo con il miele della persuasione, il valore delle nostre idee, subito gli altri intonavano il coro: "Eh, voi della Riviera del Brenta…" e con questo, ritenevano di aver detto tutto ciò che era necessario per descrivere l'origine della nostra vis.
Quando studiavo a Parma, sulla mala del Brenta era già calato il sipario: al massimo, si narravano sparuti ricordi, alcuni episodi eclatanti e si commentavano i numerosi pentimenti. A Parma, convergono, grazie ai rapidi collegamenti ferroviari, molti studenti Lombardi, Piemontesi e Liguri: i Veneti, pur numerosi, sono pur sempre merce rara. Lì conobbi una simpatica compagnia di milanesi, gaudenti, guasconi ed un po' faceti, apparentemente ignari dell'esistenza dei problemi che attanagliano il mondo. Eppure, al solo nominare la Riviera del Brenta ("La Riviera del Brenta? Vicino a Venezia? Ma sì, è quella della Banda…"), i lombardi sgranavano il rosario dei soliti cognomi consegnati alla storia e dei soliti episodi di un passato che credevo scolpito nella sola memoria regionale, non in quella Nazionale. "Eh, voi della Riviera del Brenta… ".
Oggi, motivi di lavoro mi portano spesso ai confini tra il Veneto ed il Friuli. La gente non è molto espansiva, non si perde in chiacchiere, è abituata alla fatica e, a modo loro, anche ai forestieri, ai quali fanno pochissime domande ed ancor meno confidenze, purché lavorino sodo. Naturalmente, quando mi sono presentato ed ho detto chi sono e da dove vengo: "… da Dolo, in Riviera del Brenta", avrei voluto aggiungere: la Riviera del Brenta, quella delle ville palladiane, degli imprenditori, di una storia che affonda nei secoli grazie a Venezia e a Padova, ma prima di tutto, anche dagli acerbi friulani è saltato fuori, sottovoce, ma è saltato fuori, il solito "Eh, voi della Riviera del Brenta…", con quelle facce, quegli occhi socchiusi ed un po' obliqui, ormai a me ben noti, di chi, interiormente, ha già emesso la sua personale sentenza e non ti ha assolto.
Finalmente, quest'estate, la svolta. Oggi, Arino, Dolo e la Riviera del Brenta possono godere di un privilegio che ad altri italiani è negato: il movimento sportivo della nostra zona si è evoluto prima dei pregiudizi nei nostri vicini regionali, è cresciuto ed ha conquistato traguardi oltre i confini della Nazione. Testata d'angolo della nuova, solida costruzione che riscatterà la fama della Riviera è Manuela Levorato, un fenomeno fisico e caratteriale dell'atletica che il mondo intero invidia all'Italia. Dopo le medaglie europee conquistate dagli atleti dolesi nel nuoto e nell'atletica, perfino i taciturni friulani hanno iniziato ad identificare Dolo e la Riviera con cognomi nuovi e con eventi fausti e gioiosi. Finalmente, dopo le straordinarie prestazioni di Manuela, mi sento liberato, come dolese, da un pregiudizio che, in passato, era assai antipatico da sopportare!
"Dolo Sport" ha incontrato Manuela Levorato, atleta dolese (o meglio, Arinese, come Manuela ama sottolineare) per antonomasia ed il nostro Direttore ne ha raccolto le battute, riportate in questo numero speciale del nostro periodico. In questa sede, vorremmo esprimere il desiderio che Dolo Sport e le interviste ai nostri atleti costituiscano lo spunto per un'analisi nuova e diversa della Riviera, che non è la sede di ogni male, ma il luogo da cui si può partire, come insegna l'esperienza di Manuela, per conquistare il mondo. E questa non è una metafora, perché Manuela, grazie alla sua abnegazione ed al suo spirito di sacrifico, ha VERAMENTE conquistato il mondo. In questo modo, la prossima volta che i (tele)giornalisti avranno la tentazione di ricoprirci di fango, sapremo come rispondere.

Campioni

Manuela, simbolo sportivo dolese

L'atleta di Arino concede al nostro giornale un'intervista in esclusiva
Manuela Levorato
Manuela Levorato
nata il 16 marzo 1977
ad Arino di Dolo (VE)
misure: 1,80x65Kg

CURRICULUM AGONISTICO:
Presenze in Nazionale 24

Titoli italiani:
1998 (60m indoor)
1999 (60m indoor) - (100 m.)
2000 (60m indoor) - (100 m.)
2001 (100, 200m)
2002 (60m, 200m, 4x200 indoor) - (100m, 4x100)

Campionati Mondiali:
1995 (batt/4x100m)
1997 (batt/100m, batt/4x100m)
1999 (sf/200)
2001 (sf/100m sf/200m)

Campionati Europei:
1998 (batt/200m, 7/4x100m)
2002 (3/100m, 3/200m, 6/4x100m)

Campionati Europei Indoor:
1998 (sf/60m)
2000 (sf/60m)

Campionati Mondiali Juniores:
1996 (7/100m, qf/200m, 5/4x100m)

Campionati Europei Juniores:
1995 (4/100m, 2/4x100m)

Campionati Europei Promesse:
1997 (4/100m, 3/4x100m)
1999 (1/100m, 1/200m)

Giochi del Mediterraneo:
1997 (7/100m, 3/4x100m)
2001 (2/100m)

Coppa Europa:
1995 (5/4x100m), 1996/B (1/4x100m)
1996 (1/4x100m)
1997 (6/100m, 6/4x100m)
1998 (7/100m, 6/200m, 5/4x100m)
1999 (4/100m, 5/200m, 6/4x100m)
2000 (3/100m, 4/200m, 6/4x100m)
2001 (6/100m, 5/200m, 5/4x100m)
2002 (2/100m, 2/200m, 5/4x100, 3/4x400)

Campionati Mondiali Indoor:
1999 (sf/60)

Dati gentilmente forniti da Manuela Levorato e tratti da sito internet
www.manuelalevorato.it

 

a cura di Lino Perini
Manuela Levorato
Manuela durante una seduta di allenamento con la promessa dell'atletica veneta Marco Fattoretto

L'avevamo rincorsa a lungo per tutta l'estate e finalmente siamo riusciti a raggiungerla. Naturalmente si tratta di un eufemismo, perché non è certo facile raggiungere una delle più veloci donne d'Europa! Allora diciamo che siamo riusciti finalmente ad intervistarla, così da regalare un autentico diamante alla già fornitissima galleria di personaggi che quest'anno ha impreziosito le pagine di Dolo Sport. Ecco a voi Manuela Levorato, il simbolo sportivo dolese, l'atleta che, con i suoi risultati, ha permesso al nostro paese di essere conosciuto in tutta Italia. La regina dello sport italiano si dimostra subito una ragazza dolcissima e simpatica, disponibilissima e cordiale, ma anche professionale nel chiederci di essere brevi, perché incombe l'allenamento e la rigida tabella di marcia per avvicinare record e medaglie impone il rispetto dei tempi fissati dal suo "vate" Mario Del Giudice. Proprio il suo allenatore è stato il tramite che ci ha consentito di arrivare a lei e d'altronde il loro rapporto è talmente intenso, sportivamente parlando, che garantisce un'intesa profonda, un connubio indissolubile che è alla base dei successi di Manuela. Lei stessa se n'è resa conto quando aveva rotto il legame; è tornata indietro quando si è accorta che senza il proprio maestro e lontana dall'ambiente dov'era cresciuta, la possibilità di migliorarsi non esisteva.
Intervistiamo Manuela prima di una seduta d'allenamento nel campo sportivo di Mira e subito viene spontaneo chiederle cosa ne pensa delle recenti polemiche sorte per la mancata realizzazione della pista di atletica all'interno del nuovo stadio di Dolo?
"Non vorrei entrare in discussioni che toccano l'ambito politico. Magari fosse possibile realizzare la pista all'interno dello Stadio! Credo che favorirebbe non solo me, ma anche la possibilità di uno sviluppo dell'atletica a Dolo. Se c'è un progetto e si può fare, perché non farlo? Altrimenti, pazienza! A Mira sono ben accolta, sono stata trattata bene e mi sento a mio agio: non avrei problemi a rimanerci anche se, ovviamente, sarebbe bello allenarsi nel proprio paese".
Manuela è dolese dalla testa ai piedi e tutti la conoscono come la ragazza di Dolo, anzi, di Arino, come lei sempre puntualizza e di questa dolesità va fiera.
"Se si può parlare di Dolo positivamente, mi fa piacere, anche perché sportivamente, finora, non era molto conosciuta. La zona è famosa per le ville e per qualche manifestazione; se ora qualcuno la ricorda anche per me, la cosa mi rende molto orgogliosa".
Ed il puntualizzare di essere di Arino, cosa significa?
"Significa dare il giusto risalto ad un piccolo paesino che, però, mi ha dato tantissimo. Ho vissuto ad Arino per più di 20 anni e conosco tutte le persone: non posso certo scordarmi di un posto dove sono rimasta per così tanto tempo".
Chi segue Manuela vuole, comunque, conoscere quali sono i suoi obiettivi immediati, in vista dei campionati mondiali indoor ed all'aperto di Parigi, nel 2003: quali le speranze della nostra atleta?
"Una finale - afferma Manuela - non mi sembra impossibile."
In quale specialità?
"Penso nei 200 metri, anche perché, con il passare del tempo, ritengo che la distanza più lunga sia quella più congeniale alle mie caratteristiche".
Del Giudice ha fatto capire che lui si aspetta una medaglia ai mondiali; l'impresa è fattibile?
"Mario ha sempre entusiasmo, ma è giusto che l'atleta rimanga con i piedi per terra. Purtroppo conosco la forza delle mie avversarie e so che la velocità è la specialità più competitiva a livello mondiale, tanto più che, mente agli Europei vi erano solo tre batterie, ai Mondiali le batterie diventano quattro".
A proposito di Europei, sono passati ormai dei mesi da quell'avventura: cos'hai provato, vincendo le due medaglie di bronzo?
"E' stata un'iniezione di fiducia. E' una di quelle cose belle che ti permettono di lavorare e di affrontare i successivi impegni con tantissimo entusiasmo".
Il risultato ti ha ripagato delle amarezze delle Olimpiadi australiane?
"Sarà difficile dimenticare quanto ho passato alle Olimpiadi, ma io sono fatalista e credo di avere già dato molto al destino ed ora sarò ripagata. Lo scotto patito mi ha permesso di crescere e non sarei la Manuela di adesso se non avessi superato la delusione delle Olimpiadi. Ora non ci penso più."
Parliamo, parliamo, parliamo, ma non possiamo dimenticare che stiamo chiacchierando con una delle atlete più forti al mondo e che vive fra noi, a Dolo. Che effetto fa sentirsi circondata da tanto affetto nel luogo dove vivi tutti i giorni? Comporta un aumento di responsabilità?
"No, non sento questo genere di responsabilità, ma sicuramente fa un certo effetto vedere le persone che ti fermano e che ti salutano; se vai a fare la spesa, le persone ti coccolano come se fossi la loro figlia… tante manifestazioni di simpatia mi hanno colpito. Ho saputo che quando ho corso, ci sono state persone che mi hanno visto in televisione, mi hanno seguito, gente che è stata sveglia per me e che ha manifestato con tanto calore il suo affetto! E' stato bello venire a conoscenza di tutto ciò!"
La notorietà ottenuta ha permesso a Manuela di apparire spesso in televisione; sapendo quali sono i suoi ritmi di allenamento, ci chiediamo se si tratti di impegni che il professor Del Giudice gradisce.
"Dipende dal periodo - osserva Manuela - perché, verso la fine della stagione, mi servono per distrarmi un po' dal solito tran tran. E' ovvio che non potrei farlo per tutto l'anno. In generale, si tratta di esperienze divertenti e Mario si fida di me, anche perché gli spostamenti sono più o meno concordati".
Un'atleta che punta ai massimi livelli quanto deve allenarsi per raggiungere certi risultati?
"Tantissimo, ma non mi pesa, anche se ormai faccio atletica per lavoro. Mi piace quello che faccio ed anche se sto mediamente 5 o 6 ore al giorno in pista per sei giorni alla settimana, non sono stanca e non sono certo le medaglie che mi spingono a farlo, ma la passione. Credo che non mi peserebbero nemmeno 12 ore di allenamento, a questo punto!"
Una campionessa come Manuela riceve tantissime manifestazioni di simpatia dai suoi fans: il suo sito (manuelalevorato.it) ha raggiunto la cifra di 3.500 messaggi, durante le settimane immediatamente successive alle medaglie europee. Anche in questo periodo, a Manuela giungono una trentina di e-mail ogni settimana. Lei non riesce sempre a leggerle tutte, ma cerca ugualmente di rispondere a tutti. Grazie alle interviste rilasciate, riesce ugualmente a far contenti i suoi tifosi, nonostante i Manuela Levoratocolleghi giornalisti non si attengano sempre alle sue dichiarazioni. Quest'estate è apparso un articolo nel quale si diceva che saresti apparsa in un calendario…
"Non l'ho mai detto, né pensato, però chi ha letto l'articolo ci è rimasto male ed ho ricevuto tantissime telefonate da parte di persone incredule: mi ha chiamato persino una suora".
Il tempo concessoci volge al termine. Mario Del Giudice, giustamente, reclama l'atleta e non vogliamo abusare oltre della disponibilità di entrambi; non possiamo, tuttavia, lasciarci senza ricordare a Manuela che presto sarà Natale e dopo questo bel regalo costituito dalla sua intervista in esclusiva a Dolo Sport, ci sentiamo di chiederle un ultimo "cadeau" ai nostri lettori, i suoi auguri per le prossime festività.
"Auguro a tutti gli abitanti di Dolo e della Riviera di passare un sereno Natale. Io, in particolare, spero anche che faccia poco freddo, per i miei allenamenti!!! Mi auguro, inoltre, che continuino a tifarmi e ringrazio tutte le persone che mi hanno seguito".
Manuela ci saluta confidandoci che spera di continuare a gareggiare per almeno altri dieci anni. Poi si lascia inghiottire dalla pista di atletica e come una gazzella la vediamo scattare, incurante del forte vento che soffia e curva i rami degli alberi, ma che non riesce a scalfire la sua voglia di inseguire altri importanti allori Manuela Levoratointernazionali.



 

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