Oggi è stato il primo vero giorno di sole, di quelli che scaldano e rallegrano già di buon mattino, annunciando l'arrivo di una primavera ormai alle porte. E con essa si apre anche la stagione motociclistica. Ecco che nel pomeriggio mi diletto nel rispolvero e lucidatura della mia beneamata, preparandola a nuove mete da raggiungere, nuovi orizzonti da solcare, nuove montagne da scalare.
Giro la chiave nel blocchetto d'accensione e... in un attimo tutto nel raggio di qualche metro vibra, il bicilindrico della mia Ducati tuona nell'aria circostante con tutta la sua possenza. Lo ascolto e mi perdo in dolci ricordi lontani, eppure in fondo l'ho sempre saputo: per essere motociclista non basta comprarsi una moto, bisogna esserlo nello spirito, nel corpo, nella mente.
Già da piccola questo vizio-virtù si manifestava inducendomi a salire su ogni giocattolo a due ruote, poi crescendo, su qualunque motorino o scooter mi capitasse vicino. Bastava avvertire il ‘pizzicorio’ dell'aria sul viso ed il senso di libertà mista a compiacimento che provavo in quegli istanti parlava da solo. Era scritto... sarei stata una centaura. Ma ciò che non sapevo era che non sarei stata una qualunque motociclista, bensì una ‘ducatista’. Sembra dozzinale come constatazione tuttavia chi possiede una rossa di Borgo Panigale potrà capire la mia devozione nei suoi confronti. Ricordo che la prima moto a stregarmi fu un Monster nero, d'altronde si trattava anche dei primi passi che muovevo nel mondo a due ruote, pertanto era la scelta più ovvia. Vantavo la proprietà di un 600 usato ancor prima della patente A, e mi sovviene ancora un sorriso incosciente se ripenso allo sguardo disperato di mio padre mentre rassegnato mi aiutava a gestire questo nuovo ‘mostriciattolo’. Passato il primo anno di confidenza cominciai a compiere qualche escursione, montagna o mare non faceva differenza, l'importante era essere sempre e comunque in moto. Poi come spesso accade, il desiderio di qualcosa di più ci consuma, e a me quei cavalli non bastavano, il mio nuovo obiettivo era qualcosa di veloce, irrequieto, aggressivo... la Superbike faceva proprio al caso mio. Non è facile spiegare quanto una donna ancor oggi sia costretta a dimostrare di saper gestire un motore così potente, eppure la mia tenacia vinse sugli sguardi interrogativi e sulle opinioni negative che incontravo lungo mio cammino. Nel 2006 avevo una vera moto da strada e mille itinerari per la testa. Nonostante tutto la vita in solitaria non è un granché, certo sfrecciare su e giù per i monti è appagante ma il vero non plus ultra è quando lo si fa con la compagnia giusta. L'anno successivo partecipai al WDW a Misano, un raduno internazionale di amanti del motore Ducati. Una gran festa, migliaia di moto schierate all'interno dell'autodromo, corse di piloti, presenze illustri quali Capirossi, Stoner, Bayliss (tanto per citarne alcuni), ma anche tanta gente normale accomunata dalla stessa sana passione per il bicilindrico. In quell'occasione il destino mi fece incontrare quello che ancor oggi è il Club che mi ha accolto, il Ducati Club Venezia. A due passi da casa, nella trattoria Casa Vecia di Moniego a Noale, alcuni amici, tra cui il presidente in carica Stefano Bossi, diedero vita anni or sono a quello che attualmente è il gruppo di ducatisti più rappresentativo del Veneto. In questa compagnia anche una voce fuori dal coro come me trova la sua giusta dimensione, esprimendo liberamente il proprio concetto di spirito motociclista Nel biennio scorso ho partecipato a qualche uscita in pista, imparato a piegare sulle curve bellunesi del Giau, piuttosto che su quelle del Muraglione toscano, trascorso bellissime giornate con appassionati come me della moto, rafforzando le amicizie appena nate e stringendone di nuove.
Il tutto con la consapevolezza che ogni giorno passato con gli amici in sella alla moto è qualcosa di appagante, che mi riempie di gioia e soddisfazione. D'altronde il mio... è un cuore Desmo!
Jessica Puliero
Tutti in sella per Gianpaolo Gente non tappatevi le orecchie... non sentirete battere i nostri cuori
Sarà il giorno più bello per ricordare Gianpaolo Galiazzo; un corteo di 50 meravigliosi esemplari di Harley Davidson che faranno da apripista al Carnevale.
Forse non tutti sanno che questa prestigiosissima casa motociclistica nacque negli Stati Uniti, esattamente a Milwaukee, nel 1901 da William Harley e Arthur Davidson entrambi ventenni. Il primo prototipo costruito fu una bicicletta motorizzata di poco successo che, in 3 anni, riuscirono a venderne solamente 3: ottima media direi ragazzini... peccato non averne una adesso.
8 marzo 2009 - da youtube - Il saluto degli harleisti dolesi a Gianpaolo Galiazzo
Ma nel 1906 fu finalmente costruito il primo stabilimento marchiato Harley Davidson che crebbe gradatamente fino a produrre 150 motociclette all’anno, tutte monocilindriche che potevano anche raggiungere velocità massime di 95 km all'ora. Col passare degli anni nel 1913 la casa americana arrivò a produrre circa 12.000 esemplari e dominava pure in tutte le competizioni motociclistiche diventando il costruttore più importante al mondo pur essendo contrastato da numerose altre case. Ricordiamo ancora per gli appassionati che il modello più riuscito è targato 1957 e porta il nome di Sportster dove la semplicità motoristica della linea ne decreta l'ampio successo sia da strada che da pista.
Il caro Gianpaolo lo ricordiamo per la sua devota passione per questa casa motociclistica, per le capacità organizzative, per i consigli che sapeva dare a tutti, per il suo altruismo e la sua bontà. Un uomo che si faceva voler bene da tutti, che amava profondamente il suo lavoro e la sua famiglia. Lasciamo che questi motori sfoderano i loro potenti cavalli, Gianpaolo da lassù ci guarderà e ci guiderà per sempre… on the road.
La Biker Indipendent Group con in testa Valter Barbato guiderà il corteo il sella della sua stupenda Harley Davidson FLH Electa Glide 1200 del 1977 con pezzi originali ponderata e poi acquistata immediatamente grazie ai consigli di Gianpaolo.
Chiudo con un aneddoto. Di solito quando si vede una moto di questo di tipo si inquadra subito chi la possiede senza risparmiandogli le critiche, ma invece sappiamo bene che, coloro che sanno, si coinvolgono emotivamente rimanendo in silenzio ad ascoltarla. Proviamoci... è solo un consiglio.
Grazie di tutto Gianpaolo.
Alberto Terribile